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Malattie infettive del cucciolo
Dr. Stefano Bo, DVM, PhD
Estratti: Seminario "Dal cucciolo al cane anziano", Gargnano sul Garda, Maggio 2007.

AGGIORNAMENTI
Tra i maggiori successi sia della medicina umana che di quella veterinaria c’è il trattamento efficace delle malattie infettive. Tuttavia molte di queste patologie continuano ad essere presenti, a dispetto dei farmaci, dei vaccini sviluppati e delle barriere di controllo che vengono applicate. Con il passare del tempo alcune patologie sono state infatti in grado di sfuggire al controllo sanitario, sia per minor attenzione che a causa di mutazioni genetiche sopravvenute.

Bordetellosi
La Bordetella bronchiseptica è tra le cause della cosiddetta sindrome respiratoria dei cani o "tosse dei canili" o "tracheobronchite del cane" o "kennel cough" dagli Autori anglosassoni.
È una delle più importanti cause di mortalità e di perdite economiche negli allevamenti canini. Molti ricercatori preferiscono definire la tosse dei canili come una "sindrome multifattoriale", in quanto non è certo che l’agente eziologico sia solamente la Bordetella bronchiseptica, ma pare possano essere coinvolti anche mycoplasmi, adenovirus canino tipo 2, virus parainfluenza tipo 2, herpesvirus canino ed il reovirus canino.
La tosse dei canili si manifesta quasi esclusivamente negli ambienti con scarse condizioni igienico-sanitarie ed eccessivo affollamento (tecnopatia). La trasmissione avviene da animale malato ad animale sano tramite le secrezioni respiratorie eliminate con starnuti e colpi di tosse.
Dal punto di vista clinico la malattia è caratterizzata da febbre elevata (presente solo nei casi in cui vi è una concomitante infezione batterica), accessi di tosse secca (cosiddetta tosse a clacson) che spesso possono sfociare in conati di vomito, scolo oculo-nasale, tonsillite e morte; quest'ultima osservabile nei casi complicati da infezioni batteriche o dal virus del cimurro. Generalmente dura da 1 a 3 settimane con un'incidenza stagionale in corrispondenza dei mesi più freddi (cambi di stagione).
La diagnosi si basa prevalentemente sui segni clinici sopra riportati e sulla storia clinica, in particolar modo la provenienza da canili o allevamenti.
B. bronchiseptica è un germe GRAM-, in grado di sostenere forme tipicamente respiratorie in altre specie animali quali suino, gatto e uomo. Cresce su terreni ricchi quali agar sangue e charcoal agar addizionati di antibiotici per evitare la crescita di batteri indesiderati. Dal punto di vista antigenico il sierotipo è unico anche se sono stati descritti numerosi isolati che differiscono tra loro in termini di patogenicità e virulenza.
La terapia prevede l’utilizzo di antibiotici (amoxicillina ed acido clavulanico, doxiciclina), antiinfiammatori (prednisolone), antitussigeni (butorfanolo) e broncodilatatori (aminofillina, terbutalina) da soli o in associazione, a seconda della gravità clinica della malattie.

Leptospirosi
Si tratta di una malattia subdola, che spesso si ritiene, erroneamente, scomparsa. In realtà la leptospirosi sta riemergendo in numerose aree geografiche, colpendo sia cuccioli che cani adulti. La malattia del cane è una infezione sostenuta da batteri appartenenti al genere Leptospira, ossia Leptospira interrogans sierovarianti icterohaemorrhagiae e canicola.
Negli ultimi anni si è assistito però alla comparsa di nuove sierovarianti che provocano oltre ai segni classici gravi forme di insufficienza renale. È stato osservato infatti come il cane possa infettarsi con sierotipi diversi nei confronti dei quali la capacità del vaccino di indurre protezione è ancora tutta da dimostrare; sono state registrate infezioni con L. bataviae, grippotyphosa, pomona e bratislava.
Ciò dipende largamente dall’aumentata urbanizzazione di specie selvatiche, modifiche ambientali e, spesso, da diminuita attenzione nei confronti della malattia.
Il contagio si realizza tramite l'ingestione di acqua e/o di alimenti contaminati dalle urine dei cani e dei ratti infetti. E' questa la ragione per cui i cani da caccia risultano più esposti all'infezione, in quanto possono abbeverarsi in acque stagnanti contaminate.
I segni clinici possono essere quelli classicamente riconosciuti, come febbre (oltre i 40°C), depressione del sensorio, inappetenza, congestione delle mucose; con il procedere dell’infezione compaiono ittero, oliguria ad anuria, innalzamento dei valori di creatininemia e di azotemia, urine color giallo torbido-marrone scuro.
Oltre al quadro sintomatologico descritto, sono stati riportati dei casi ad andamento cronico, caratterizzati da nefrite interstiziale progressiva che conduce a morte gli animali nel giro di uno, due anni. L'unico segno clinico di queste forme è l'insufficienza renale e l'uremia.
La diagnosi è possibile dalle urine e sul sangue; nelle urine è possibile, dopo centrifugazione, osservare al microscopio in campo oscuro, la presenza di germi di forma spirillare che si muovono rapidamente nel campo. Un eventuale esito negativo non può essere considerato indice di assenza di infezione. Sul sedimento è possibile eseguire anche l’immunofluorescenza indiretta (IFI) per evidenziare le leptospire oppure eseguire l’isolamento su terreni di coltura. Si tratta però di una tecnica difficilmente utilizzabile in campo pratico.

Sia su sangue che sulle urine è possibile eseguire test biomolecolari quali la polymerase chain reaction che ha dimostrato di possedere elevate doti di sensibilità e specificità. Per quanto riguarda la sierologia il test di riferimento è la microagglutinazione su piastra (MAT). Titoli di 1:800 o maggiori sono comunemente suggestivi di malattia. È bene segnalare che una terapia antibiotica in atto può causare una diminuzione del titolo MAT o ridurre l’ampiezza dell’incremento anticorpale se viene effettuata la titolazione in convalescenza.

Bartonellosi
La Bartonella è un microrganismo emotropo che è stato recentemente segnalato in una vasta gamma di mammiferi domestici e selvatici, ed è considerato un agente zoonosico emergente.
La prima segnalazione di una infezione da Bartonella in un cane risale al 1994; da allora sono state identificate 4 specie di Bartonella in grado di infettare il cane (B. henselae, B. clarridgeiae, B. elizabethae, and B. vinsonii subspecies berkhoffii).
Sono state segnalate manifestazioni cliniche variabili come endocarditi, miocarditi, aritmie cardiache, riniti granulomatose e linfoadenopatie granulomatose. L’infezione da Bartonella henselae è stata clinicamente associate ad una epatite peliotica in un cane.

Per ulteriori informazioni e per gli aspetti diagnostici guardare “Bartonellosi”

Canine parvovirus-2
Il parvovirus canino continua ad essere causa di malattia nei cuccioli, a dispetto delle presenza di vaccini molto efficaci. La ragione di ciò và ricercata in diversi fattori: vaccinazioni non appropriate, cattive condizioni igieniche, soggetti che eliminano alte quantità di virus, comparsa di ceppi virali non completamente coperti dalla vaccinazioni, come la variante CPV-2a.
La Parvovirosi del cane è una malattia infettiva e contagiosa, conosciuta comunemente come “gastroenterite emorragica del cane”. Generalmente, colpisce i cuccioli di età compresa tra 30 giorni e 3 mesi e la malattia può avere un decorso grave e, talvolta, letale. Recentemente sono stati segnalati episodi di malattia anche in soggetti di 7-8 mesi di età. I fattori principali che possono condizionare l’evoluzione dell’infezione e della malattia sono sostanzialmente l’età del soggetto (più sensibili i cuccioli fino a 2 mesi di età) e lo stato immunitario (livello di anticorpi) al momento dell’ingresso del virus.
Il decorso della parvovirosi è variabile da soggetto a soggetto anche all’interno della stessa cucciolata. Si riconoscono fondamentalmente una forma gastroenterica (di gravità variabile), una forma cardiaca e una forma sub-clinica.
Inizialmente compare vomito e diarrea con presenza di sangue. I soggetti sono anoressici e presentano depressione del sensorio. Rapidamente insorge la disidratazione e, talvolta, anche lieve ipertermia. E’ costante la leucopenia (<3000 cellule/mm3) con marcata linfopenia. Il decorso è variabile e si può osservare una lenta guarigione o un peggioramento delle condizioni generali con morte dei soggetti colpiti.
La forma subclinica è relativamente frequente ed è caratterizzata da lieve depressione del sensorio e/o anoressia, lieve diarrea, modesta leucopenia/linfopenia.
I segni clinici tipici e, talvolta, patognomonici dell’infezione da CPV-2, permettono di formulare una diagnosi che, tuttavia, deve essere sempre confermata da esami di laboratorio specifici. Nell’animale in vita, oltre alla conta delle cellule bianche del sangue, è indispensabile sottoporre agli esami di laboratorio un campione di feci.
Per la diagnosi sono utilizzabili diversi test basati su metodiche ELISA, immunocromatografia, IFA e PCR.
La terapia consiste sostanzialmente nella correzione del deficit idrolitico e delle alterazioni elettrolitiche, in una cura preventiva con antibiotici e nell’uso di antiemetici. Si sono avuti sostanziali miglioramenti con l’utilizzo precoce di interferone felino omega.

Epatite infettiva Canina
L’epatite infettiva del cane (ICH) è causata dall’adenovirus del cane tipo 1 (CAdV-1) che è antigenicamente correlato all’adenovirus del cane tipo 2 (CAdV-2) responsabile di infezioni respiratorie. La malattia, nella forma classica, peraltro piuttosto rara, è caratterizzata da febbre talvolta superiore ai 40°C, anoressia, abbattimento, vomito e diarrea, dolorabilità addominale, tosse e dispnea. Può essere presente un quadro di diatesi emorragica. I cani possono presentare congiuntivite, fotofobia e opacità corneale transitoria (occhio blu) quale espressione di uveite anteriore ed edema corneale. La malattia ha generalmente decorso subclinico nei cani di età superiore ad un anno (Rubarth, 1947; Appel, 1987). Nei cuccioli di età inferiore alle due settimane e privi di immunità colostrale è stata osservata elevata morbilità e mortalità . La sintomatologia grave persiste per 5-7 giorni, e talvolta si può avere la completa guarigione anche se l’escrezione virale con le urine può prolungarsi per diversi mesi. Si trattava di una patologia molto diffusa in passato, ma oggi quasi scomparsa. Recentemente sono stati però segnalati alcuni quadri atipici di epatite infettiva canina, associati alla co-infezione con coronavirus od altri agenti virali..

Coronavirus canino
Il coronavirus del cane (CCoV) appartiene alla famiglia Coronaviridae, genere Coronavirus. Si tratta di una infezione spesso inapparente, che provoca segni clinici poco significativi in cui, in assenza di altre co-infezioni (parvovirus, rotavirus, etc.), la guarigione si osserva in 3-4 giorni.
Dopo un breve periodo di incubazione (2-3 giorni) i cani infetti, solitamente cuccioli, presentano vomito e diarrea mucosa. Le feci sono maleodoranti e di colorito giallastro. L’appetito generalmente è conservato, non vi è rialzo febbrile e non si osservano modificazioni significative del profilo ematologico.
La diagnosi clinica di infezione da CCoV risulta alquanto difficile poiché sono numerose le cause di enterite nel cane. Si possono ottenere ottimi risultati e in poche ore con metodiche di biologia molecolare (PCR, nested-PCR e real time PCR).

Virus del Cimurro canino
Il cimurro è una patologia multisistemica causata da un virus ad RNA appartenente alla fam. Paramyxoviridae, gen. Morbillivirus. Colpisce principalmente i cani, ma possono contrarla anche furetti, tassi, leoni, mentre nei gatti infettati sperimentalmente la malattia è apparsa autolimitante.
La malattia colpisce soprattutto i cani di età compresa tra 3 e 6 mesi in corrispondenza del declino degli anticorpi materni. Nel 50% delle infezioni si tratta di forme lievi, subcliniche. La forma classica di cimurro si manifesta all’inizio con congiuntivite acuta associata a scolo oculare sieroso e tosse secca. Progressivamente compare uno scolo oculare e nasale mucopurulento conseguente a complicazioni batteriche, quindi rinite, tosse produttiva con crepitii e rumori aspri all’auscultazione del torace in conseguenza del coinvolgimento polmonare, ipertermia (>40 °C), depressione del sensorio e anoressia.
La localizzazione gastrointestinale del virus determina, circa 10/20 giorni dopo l’infezione, la comparsa di vomito e diarrea spesso emorragica con possibili complicazioni secondarie (quando predominante DD con parvovirosi).
Il cimurro è la principale infezione associata a malattia oculare nel cane. Sovente si evidenzia la comparsa di cheratocongiuntivite secca con comparsa di ulcere corneali con evoluzione in breve tempo in multipli descemetocele o perforazioni corneali in uno o entrambi gli occhi. Sempre a livello oculare il virus è responsabile di lesioni corioretiniche multifocali soprattutto localizzate nella zona periferica non-tappetale.
Da 2 settimane a molti anni dopo i primi segni sistemici, alcuni animali (anche con infezione subclinica) sviluppano segni neurologici quali convulsioni, depressione, atassia, paresi, paralisi e mioclonie di singoli gruppi muscolari o estese.
La cosiddetta encefalite del cane anziano si manifesta tardivamente con cecità di origine centrale, alterazioni comportamentali, demenza, anteropulsione e movimenti in circolo compulsivi, diminuzione dei riflessi posturali e aumento di quelli spinali (DD con encefalopatia o meningoencefalomielite granulomatosa).
In soggetti in vita la diagnosi è possibile occasionalmente con l’evidenziazione di corpi inclusi intracitoplasmatici in leucociti ed eritrociti nello striscio ematico. Tali inclusioni sono evidenziabili in un periodo compreso tra i 7 ed i 20 giorni dall’inizio delle manifestazioni cliniche e quando presenti confermano la diagnosi. In caso di interessamento clinico del sistema nervoso centrale, l’analisi del liquor (LCR) evidenzia un aumento della cellularità (grossi linfociti) e della concentrazione proteica (IgG) (>25 mg/dl). Il riscontro di corpi inclusi intracitoplasmatici nelle cellule mononucleate del LCR permette di confermare la diagnosi in modo definitivo. Nei casi non diagnostici con gli esami sopraelencati si può ricorrere: all’Immunofluorescenza indiretta che permette l’individuazione dell’antigene su preparati citologici di congiuntiva, tonsille, epitelio respiratorio e genitale, buffy coat, cellule del LCR e sedimento urinario; ad esami in PCR o, in caso di morte del paziente, all’esame anatomo-istopatologico.
L’RT-PCR (reverse transcription - polymerase chain reaction) per il riscontro dell’RNA del virus del cimurro rappresenta un metodo sensibile e specifico per la diagnosi in vivo di cimurro del cane. Indagini eseguite su un ampio numero di campioni hanno rivelato una sensibilità dell’86-90%, anche nei casi in cui non si è potuto dimostrare la presenza del virus mediante test sierologici o in IF. Il test può essere eseguito su siero, sangue intero, buffy coat, LCR, tampone nasale e lavaggio bronco-alveolare. Recentemente si è ottenuto un incremento della sensibilità mediante one-step PCR e nested PCR.
Terapia: Non esistono ad oggi farmaci antivirali efficaci per trattare il virus del cimurro. L’approccio terapeutico si può basare essenzialmente su un trattamento secondario mirato a dare un supporto sintomatico tramite l’ausilio di fluidoterapia, espettoranti, mucolitici, antiemetici, lacrime artificiali, antibiotici a scopo profilattico (amminosidina solfato 17,5 mg/kg IM profonda q24h per 3-5 giorni) e anticonvulsivanti quando i sintomi neurologici li richiedono.
In stadi molto precoci dell’infezione è segnalato un positivo effetto terapeutico, se confrontato con le terapie convenzionali, utilizzando dell’interferone felino ricombinante (rFeIFN), alla dose di 1-2MU di rFeIFN/capo, per via SC o IV, somministrato 1 v/die per 3 giorni, a giorni alterni o 1 volta alla settimana, sulla base della gravità dei sintomi.


Letture da consultare:
Bo S. Manuale di malattie infettive del cane e del gatto, ed SCIVAC Dic. 2005

Breitschwerdt EB, Dow SW. Why are infectious diseases emerging? Bonagura JD, ed. Kirks Current Veterinary Therapy XIII: Small Animal Practice. Philadelphia: WB Saunders Co, 244-245.

Adin CA, Cowgill LD. Treatment and outcome of dogs with leptospirosis: 36 cases (1990-1998). J Am Vet Med Assoc 2000;216:371-375.

Martin V, Najbar W, Guegen S, et al. Treatment of canine parvoviral enteritis with interferon-omega in a placebo-controlled challenge trial. Vet Microbiol 2002;89:115-127.

Campolo M, Camero M et al. Ricompare una vecchia patologia: l’epatite infettiva del cane. Veterinaria, Anno 19, n. 3, Giugno 2005 13

Greene GE, Infectious diseases of dog and cat. Ed. Elsewier. 2006